Affitti brevi nel 2025: convengono ancora?
Un’analisi sul mercato veneto
Negli ultimi anni, la locazione turistica a breve termine ha rappresentato per molti proprietari un’ottima occasione per mettere a reddito seconde case o piccoli investimenti immobiliari. Il modello “affitto breve”, reso popolare da piattaforme come Airbnb e Booking.com, ha vissuto una crescita rapidissima, trainata anche dai cambiamenti nelle abitudini di viaggio e dalla ricerca di soluzioni flessibili e personalizzate da parte dei turisti.
Nel 2025, però, una domanda è tornata con forza tra gli investitori e i piccoli proprietari: conviene ancora affittare a breve termine? La risposta, come spesso accade nel settore immobiliare, dipende da diversi fattori, ma una cosa è certa: il panorama sta cambiando, soprattutto in regioni come il Veneto, dove domanda turistica, regolamentazione e offerta stanno evolvendo rapidamente.
Il Veneto e la crescita degli affitti brevi
Partiamo da un dato concreto: nel giro di un anno, dal 2023 al 2024, il numero di alloggi destinati alla locazione turistica breve in Veneto è cresciuto di oltre il 14%, superando le 52.000 unità. Questo significa che sempre più proprietari stanno scegliendo di destinare i propri immobili al turismo, attirati da rendimenti interessanti e da una domanda che, specialmente in alcune zone come Venezia o le Dolomiti, continua a essere molto forte. Questa crescita, tuttavia, porta con sé anche una maggiore concorrenza. Dove prima bastava mettere online un appartamento con qualche foto ben fatta per ricevere prenotazioni, oggi la gestione di una casa vacanza richiede competenze, tempo e un certo grado di strategia. La semplice disponibilità dell’immobile non basta più.
Rendimenti reali: tra aspettative e gestione consapevole
È noto che gli affitti brevi possono garantire rendimenti superiori rispetto alla locazione tradizionale. In molte zone del Veneto, la rendita lorda annuale può oscillare tra l’8% e l’11%. Tuttavia, è essenziale distinguere tra rendimento lordo e rendimento netto, spesso molto diversi tra loro. Per avvicinarsi concretamente a questi rendimenti è fondamentale una gestione professionale e attenta di ogni aspetto dell’attività. I costi di gestione – come pulizie, manutenzioni, biancheria, commissioni delle piattaforme, burocrazia – possono incidere in modo significativo sui profitti, soprattutto se sottovalutati o mal gestiti. Molti proprietari che operano in autonomia si trovano a fine anno con guadagni inferiori alle aspettative, spesso senza considerare il valore del proprio tempo e dell’energia investita. Come property manager, la nostra professionalità nell’ambito ci consente di ottimizzare al massimo l’occupazione e il prezzo medio per notte, grazie a una profonda conoscenza del mercato, una gestione dinamica dei prezzi in base alla stagionalità e un’attenta analisi dei periodi di maggiore domanda. Inoltre, attraverso l’hospitality ci occupiamo dell’intera esperienza dell’ospite, garantendo alti standard di accoglienza e pubblicità mirata nonché visibilità ottimale su tutte le principali piattaforme. Il nostro obiettivo è trasformare un potenziale rendimento in un guadagno reale e sostenibile, riducendo al minimo gli imprevisti e massimizzando i risultati. Affidarsi a un professionista non significa solo delegare, ma soprattutto valorizzare il proprio immobile con una gestione efficiente.
Il nodo della burocrazia e delle normative
Altro aspetto da non sottovalutare è la crescente complessità normativa. A livello nazionale, la cedolare secca del 21% resta applicabile solo al primo immobile destinato alla locazione breve. Dal secondo in poi, si passa al 26%, e dal quinto è obbligatoria l’apertura della partita IVA. Inoltre, con l’introduzione del CIN (Codice Identificativo Nazionale), diventa obbligatorio registrare ogni immobile destinato all’affitto breve e includere questo codice in ogni annuncio pubblicato online. Le sanzioni per chi non è in regola sono piuttosto salate. In Veneto, già da tempo è attivo anche il CIR (Codice Identificativo Regionale), che va richiesto attraverso la piattaforma Ross1000. Ogni Comune, poi, può decidere di introdurre ulteriori restrizioni. Per un proprietario, districarsi tra tutti questi obblighi non è semplice. A maggior ragione se non si ha una struttura o un referente professionale alle spalle.
I vantaggi ci sono, ma serve consapevolezza
Alla luce di tutto questo, possiamo dire che l’affitto breve conviene ancora, ma non per tutti e non in ogni contesto. Per chi possiede un solo immobile in una zona con forte richiesta turistica e sceglie di affidarsi a un servizio di gestione professionale, può rappresentare un’ottima fonte di reddito aggiuntivo. Anche in località meno centrali, se ben posizionati e arredati con un lavoro di interior design, gli appartamenti possono lavorare bene, specialmente nei periodi di alta stagione o durante eventi locali. Come ultima osservazione è utile sottolineare che il mercato è ormai maturo e competitivo, ed è sempre più rischioso improvvisare un’attività di questo genere anziché affidarsi a chi sa agire con professionalità, ma soprattutto esperienza.
Conclusione: una valutazione su misura
Il nostro consiglio, per chi sta pensando di iniziare a destinare un immobile alla locazione breve o per chi già lo fa ma vuole migliorare i risultati, è di valutare attentamente tutti gli aspetti, non solo quelli economici. Ogni immobile ha un potenziale diverso, che dipende dalla posizione, dalle caratteristiche interne, dal tipo di clientela a cui si rivolge e dalla capacità di essere promosso e gestito nel modo giusto. Come agenzia che opera sia nel mercato immobiliare tradizionale che nella gestione di affitti turistici, possiamo aiutare i proprietari a fare scelte consapevoli, evitare errori costosi e valorizzare al massimo ogni opportunità.
Davide Piccoli
A cura di Alice Salvo
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